Se c’è un imperativo categorico che ho imparato a ripetermi ai fini della sopravvivenza è “Accidenti, smetti di programmare le cose!” Se anche voi siete vittime di questa insana mania, fatevi avanti che l’unione fa la forza!

Io a vent’anni avevo programmato di laurearmi a 23, sposarmi a 28 e fare un figlio a 30: all’epoca ero ancora single. La leggerezza o l’onnipotenza di quell’età mi proiettava al futuro con una riserva di ottimismo e fiducia che – appunto – solo i vent’anni potranno restituirmi (momento amarcord). Non avevo fatto i conti con il lavoro, la casa e tutte quelle cose che subentrano a una certa.

Alla soglia dei trent’anni posso dire di aver concretizzato solo il primo traguardo in tempo, non sono sposata e non sono nemmeno in procinto di diventare madre. Non lo sono ancora nemmeno con il pensiero, ma #diomio quanta fatica mi costa tutta questa salita: c’è chi ti dice che è meglio quando sei giovane, che sei già troppo grande, che sarà più complicato, che non è facile! Ma davvero?! Io di cose facili nella mia vita ne ho viste pochissime.

La maternità è un momento così delicato che non si può assolutamente programmare. Credo che per mettere al mondo un figlio con consapevolezza, bisogna volerlo davvero. Così come credo che l’orologio biologico scatti anche un po’ per induzione. Alla mia età è facile vedere come tante altre coetanee stiano per diventare mamme per la prima o la seconda volta. Poi ci si mette pure il fato: esci la sera e c’è qualche amica in maternità, vedi un film e la protagonista è in attesa, spolveri la libreria e ti cade “Lettera a un bambino mai nato” della Fallaci (bellissimo, in assoluto), fai la fila in ospedale per un banalissimo controllo nel reparto di medicina e la sala d’attesa è davanti al corridoio di ginecologia: crocevia di mamme al nono mese tutte pronte per gli ultimi controlli. Ovunque tu sia, c’è qualche germoglio di vita pronto a sbocciare che ti ricorda come il tempo passi velocemente.

Certo per una donna è la genetica a dare il time out, ma certi cambiamenti non si decidono a tavolino, si sentono oppure arrivano inaspettati e lì ci si abbandona alla straordinaria capacità che ha la vita di sorprenderci che è un po’ il mestiere di vivere. 

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